Persona sulle scale: immagine illustrativa per il dolore al ginocchio durante la discesa.

La rotula esce dal suo posto: quando serve la ricostruzione del legamento MPFL?

La rotula esce dal suo posto: quando serve la ricostruzione del legamento MPFL?

La rotula esce dal suo posto? Scopri quando valutare la ricostruzione MPFL, quali esami servono e quando sono necessarie procedure associate.

6 min di lettura

Persona sulle scale: immagine illustrativa per il dolore al ginocchio durante la discesa.

La rotula esce dal suo posto: quando serve la ricostruzione del legamento MPFL?

La rotula esce dal suo posto? Scopri quando valutare la ricostruzione MPFL, quali esami servono e quando sono necessarie procedure associate.

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Si valuta la ricostruzione del legamento patello-femorale mediale (MPFL) soprattutto quando la rotula si lussa più volte o l’instabilità continua a limitare le attività quotidiane e sportive. In alcuni casi si può discutere l’intervento già dopo il primo episodio. Per scegliere il trattamento occorre capire che cosa favorisce lo spostamento della rotula e se, oltre al legamento, sia necessario intervenire sulle strutture ossee.

Che cosa significa avere una rotula instabile?

Quando pieghiamo e distendiamo il ginocchio, la rotula scorre in un solco del femore chiamato troclea. La forma di questo solco, i legamenti, l’allineamento dell’arto e il controllo muscolare contribuiscono a guidarne il movimento.

Nella lussazione la rotula esce del tutto dal solco, di solito verso l’esterno. Talvolta rientra da sola, altre volte il medico deve riportarla in sede con una manovra chiamata riduzione. Nella sublussazione lo spostamento è parziale.

Il paziente può avvertire uno scatto, un cedimento o la sensazione che «qualcosa sia uscito dal ginocchio». Seguono spesso dolore, gonfiore e difficoltà a camminare.

Dolore nella parte anteriore del ginocchio e scricchiolii possono avere diverse cause. Per riconoscere un’instabilità rotulea occorre valutare anche come si muove la rotula.

A cosa serve il legamento MPFL?

Il MPFL collega il lato interno della rotula al femore. Contribuisce a limitarne lo spostamento verso l’esterno, soprattutto nei primi gradi di flessione, quando la rotula non è ancora ben contenuta nel solco femorale.

Durante la lussazione il MPFL si lesiona di frequente. Se le strutture che tengono in sede la rotula recuperano solo in parte la loro funzione, la lussazione può ripetersi.

Alla stabilità contribuisce anche la forma del ginocchio. Un solco poco contenitivo, una rotula alta o un’alterazione dell’allineamento possono favorire nuovi episodi. Prima di proporre una ricostruzione del MPFL, il chirurgo valuta anche questi aspetti.

Dopo il primo episodio bisogna operarsi?

Non sempre. Nei pazienti con basso rischio di recidiva e senza lesioni articolari che richiedano un trattamento chirurgico, può essere indicato un percorso conservativo: gestione di dolore e gonfiore, eventuale protezione iniziale e riabilitazione progressiva.

Con la fisioterapia si recuperano il movimento del ginocchio, la forza del quadricipite e il controllo dell’anca, così da muovere meglio l’intero arto. Nella fase iniziale il tutore può affiancare la riabilitazione.

Già dopo la prima lussazione, tuttavia, è opportuno discutere l’opzione chirurgica quando sono presenti fattori di rischio rilevanti, sintomi persistenti o lesioni osteocondrali, cioè frammenti di cartilagine con o senza osso sottostante.

Il consenso ESSKA 2024, pubblicato nel 2025, raccomanda di valutare ogni paziente singolarmente. Già dopo la prima lussazione, le lesioni associate e il rischio di recidiva aiutano a scegliere tra riabilitazione e intervento. [1]

Quali esami servono?

È utile raccontare come si è verificato ciascun episodio, quanto è stato intenso il trauma, se la rotula è rientrata da sola e quali movimenti fanno ancora temere che possa uscire.

Durante la visita il medico osserva come scorre la rotula e valuta stabilità, lassità e allineamento dell’arto. Anche il timore che la rotula si sposti durante una manovra aiuta a interpretare i disturbi.

Le radiografie studiano i rapporti ossei. La risonanza magnetica valuta legamenti, cartilagine ed eventuali frammenti osteocondrali, oltre a diverse caratteristiche anatomiche. Dopo una lussazione acuta, il ritorno spontaneo della rotula in sede non esclude un danno articolare.

La TAC può essere richiesta per quesiti specifici, ad esempio per approfondire alterazioni della rotazione. Non è automaticamente necessaria in ogni paziente. [2]

Quando si considera la ricostruzione del MPFL?

Le situazioni più tipiche sono:

  • Lussazioni ricorrenti.

  • Sublussazioni o apprensione persistente, con limitazione funzionale.

  • Instabilità che rimane problematica dopo una riabilitazione adeguata.

  • Primo episodio con elevato rischio di recidiva, valutato nel suo insieme.

  • Necessità di trattare una lesione osteocondrale, quando sia indicata anche la stabilizzazione.

La decisione considera età, maturità scheletrica, anatomia e obiettivi personali. Negli adolescenti ancora in crescita sono necessarie tecniche che rispettino le cartilagini di accrescimento.

Il MPFL viene ricostruito per trattare un’instabilità documentata. Il dolore anteriore isolato non costituisce, da solo, un’indicazione alla ricostruzione.

Come si svolge l’intervento?

Il chirurgo fissa un innesto tendineo tra rotula e femore per ricreare il sostegno sul lato interno del ginocchio. I punti e le modalità di fissazione dipendono dalla tecnica utilizzata.

L’obiettivo è guidare la rotula mantenendo il movimento fisiologico. Il corretto posizionamento e la tensione dell’innesto sono fondamentali: un legamento troppo teso può aumentare le pressioni articolari e limitare la flessione.

Quando indicato, l’intervento può comprendere una valutazione artroscopica e il trattamento di lesioni associate.

Quando ricostruire il legamento non basta?

Quando una caratteristica ossea favorisce lo spostamento della rotula, il chirurgo ne valuta il peso nella scelta dell’intervento. Nel capitolo Imaging Analysis of Patella Instability Factors, che ho scritto con i miei colleghi, descriviamo tre principali fattori anatomici. [5]

Fattore di rischio

Perché può favorire l’instabilità

Displasia trocleare

Il solco femorale ha una forma che contiene meno efficacemente la rotula

Rotula alta

La rotula entra più tardi nel solco durante la flessione

Distanza TT–TG aumentata

Il rapporto tra tuberosità tibiale e solco trocleare può favorire una maggiore trazione laterale sulla rotula

La risonanza magnetica aiuta a studiare questi fattori e a pianificare il trattamento. Nella stessa valutazione rientrano anche l’asse dell’arto e le eventuali alterazioni della rotazione.

Tra le possibili correzioni ossee figurano l’osteotomia della tuberosità tibiale, la trocleoplastica in casi selezionati e gli interventi sull’asse o sulla rotazione dell’arto. Per decidere se una correzione sia indicata, il chirurgo interpreta le misure radiologiche insieme ai reperti della visita e alla maturità scheletrica del paziente.

Quali risultati ci si può aspettare?

L’intervento mira a ridurre il rischio di nuovi episodi e ad aiutare il paziente a ritrovare fiducia nel ginocchio.

In uno studio randomizzato su 61 pazienti con lussazioni ricorrenti, senza importanti fattori anatomici di rischio, l’instabilità persistente a un anno è stata riferita da circa il 7% dei pazienti trattati con ricostruzione MPFL e riabilitazione, rispetto al 42% del gruppo trattato con riabilitazione attiva senza ricostruzione. [3]

Il dato riguarda quel gruppo e quell’esito specifico: non equivale a una garanzia individuale. Una maggiore stabilità, inoltre, non assicura la scomparsa di ogni dolore, soprattutto in presenza di lesioni cartilaginee.

Recupero, ritorno allo sport e possibili rischi

La riabilitazione aiuta a recuperare gradualmente mobilità, forza e controllo del movimento. Il chirurgo indica quanto peso si può appoggiare sulla gamba e se occorre un tutore, tenendo conto della tecnica e dell’eventuale osteotomia.

Il ritorno allo sport richiede generalmente diversi mesi e si decide valutando anche gonfiore, forza, controllo funzionale e sicurezza del paziente.

Tra le possibili complicanze rientrano rigidità, dolore persistente, nuova instabilità, problemi di fissazione e frattura della rotula; sono inoltre possibili infezione e trombosi. [4] La scelta accurata dell’intervento e la riabilitazione contribuiscono a ridurre i rischi.

Se la rotula torna a uscire, o la paura di una nuova lussazione condiziona le attività, è utile una valutazione specialistica dedicata. La domanda è se il legamento costituisca il problema principale oppure faccia parte di un’instabilità più complessa.

Riferimenti

  1. Balcarek et al. Management of first-time patellar dislocation: The ESSKA 2024 formal consensus—Part 2. 2025. SciSpace.

  2. Management of first-time patellar dislocation: The ESSKA 2024 formal consensus—Part 1. 2025. Testo integrale.

  3. Straume-Næsheim et al. Medial patellofemoral ligament reconstruction is superior to active rehabilitation in protecting against further patella dislocations. 2022. SciSpace.

  4. Complications of medial patellofemoral ligament reconstruction in young patients. 2013. PubMed. Informazioni per pazienti sui rischi: North Tees and Hartlepool NHS.

  5. Berruto M, Ferrua P, Tradati D, Maione A, Usellini E. Imaging Analysis of Patella Instability Factors. In: Dejour D, Zaffagnini S, Arendt EA, Sillanpää P, Dirisamer F, editors. Patellofemoral Pain, Instability, and Arthritis. Springer; 2020. pp. 33–46. doi: 10.1007/978-3-662-61097-8_4. SciSpace.