Ricevere una risonanza che descrive una “lesione del corno posteriore del menisco mediale” non significa dover operare immediatamente. La decisione dipende da sintomi, tipo di lesione, tessuto meniscale e stato del ginocchio. Il principio guida è “Save the Meniscus”: conservare quanto più tessuto utile possibile [1, 2].

Anatomia e vascolarizzazione: perché la sede conta
I menischi mediale e laterale sono strutture fibrocartilaginee che distribuiscono il carico e contribuiscono a stabilità e protezione della cartilagine. La loro periferia, vicina alla capsula, è più vascolarizzata; la porzione interna riceve meno sangue.
Le zone vengono spesso chiamate rossa-rossa, rossa-bianca e bianca-bianca. La vascolarizzazione influenza le possibilità di guarigione, ma non è l’unico criterio: contano anche forma della rottura, qualità del tessuto, stabilità, età biologica ed eventuali lesioni associate. Una sede poco vascolarizzata rende la riparazione più difficile, senza consentire di escluderla a priori in ogni caso [2].

Lesione traumatica e lesione degenerativa
La lesione traumatica segue generalmente un evento riconoscibile, come una torsione durante lo sport. Può coinvolgere tessuto relativamente sano e assumere forme longitudinali, radiali o a manico di secchio. Nelle lesioni degenerative, invece, il tessuto si modifica progressivamente: i sintomi possono comparire dopo gesti quotidiani o senza un trauma evidente.
Dopo i 40–45 anni una lesione alla risonanza può accompagnarsi a usura articolare e non essere l’unica origine del dolore. La visita serve a collegare l’immagine al problema reale, distinguendo dolore, limitazioni e vero blocco meccanico [1].
Perché spesso si comincia dalla fisioterapia
Nel trial ESCAPE, a 5 anni la fisioterapia basata sull’esercizio è risultata non inferiore alla meniscectomia parziale per la funzione del ginocchio nei pazienti studiati con lesioni degenerative. Il consenso ESSKA raccomanda quindi di non proporre la meniscectomia come prima scelta in queste lesioni [1, 3].
Un percorso conservativo comprende esercizio progressivo, recupero di forza e mobilità, gestione dei carichi e trattamento del dolore quando indicato. Eventuali infiltrazioni possono essere valutate per i sintomi articolari, ma non ricuciono il menisco. Il mancato miglioramento richiede una rivalutazione della diagnosi, non un passaggio automatico alla chirurgia.

Quando valutare l’artroscopia
Un frammento dislocato che impedisce realmente di estendere il ginocchio merita una valutazione ortopedica tempestiva. Nelle lesioni riparabili si considera la sutura: l’obiettivo è preservare il menisco, anche a costo di una riabilitazione più protetta. Non tutte le lesioni traumatiche richiedono però un intervento [2].
Una lesione della radice può compromettere l’ancoraggio e la distribuzione dei carichi. La riparazione può offrire vantaggi nei pazienti selezionati; cartilagine, allineamento e altre condizioni influenzano l’indicazione. La letteratura non permette di promettere che la sutura elimini ogni rischio di artrosi [4].
La meniscectomia selettiva rimuove solo la parte non conservabile quando esiste un’indicazione appropriata. Può permettere una ripresa più rapida rispetto alla sutura, ma sacrifica tessuto protettivo. La scelta va discussa considerando vantaggi immediati e salute articolare nel tempo.

Trattamenti e recupero a confronto
Quadro clinico | Opzione da valutare | Obiettivo | Recupero |
|---|---|---|---|
Lesione degenerativa | Prima scelta generalmente conservativa | Forza, funzione e controllo dei sintomi | Programma progressivo; rivalutare la risposta |
Lesione traumatica riparabile | Sutura artroscopica | Preservare e far guarire il menisco | Carico e tutore secondo lesione; sport spesso in 6–9 mesi |
Manico di secchio con vero blocco | Valutazione tempestiva; sutura o rimozione selettiva | Recuperare l’estensione e preservare il tessuto | Dipende dalla procedura effettuata |
Lesione della radice | Riparazione nei pazienti idonei | Ripristinare l’ancoraggio | Fase protetta e carico secondo protocollo |
Frammento non riparabile con sintomi persistenti | Meniscectomia selettiva se appropriata | Rimuovere il tessuto responsabile preservando il resto | Sport spesso in 4–12 settimane, dopo verifica funzionale |
I tempi della tabella derivano da raccomandazioni generali e non sono una scadenza individuale. Per tornare allo sport contano anche dolore, versamento, mobilità, forza e controllo del movimento [5].

